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Fame Emotiva e Nutrizione Consapevole: Ascoltare il Corpo per Guarire il Rapporto con il Cibo

Il profondo legame tra le nostre emozioni e l’alimentazione è un tema centrale per il nostro benessere, ma spesso poco esplorato con la giusta consapevolezza. In questo incontro tra Meg e Alessandra Porro, fondatrice di The Healthy Journey, approfondiamo il concetto di fame emotiva.

Alessandra, naturopata con studi internazionali, esperta in nutrizione consapevole e counseling somato-relazionale, condivide la sua esperienza per aiutarci a decodificare le dinamiche che si innescano quando usiamo il cibo per rispondere a bisogni non fisici. Attraverso l’ascolto profondo del corpo, un elemento fortemente connesso anche alla pratica dello yoga e della meditazione, è possibile ristabilire un rapporto sano e amorevole con il nostro nutrimento.

La distinzione tra fame fisica ed emotiva

Il primo e fondamentale passo verso il cambiamento è la consapevolezza, ovvero la capacità di ascoltare il corpo e comprendere l’origine dello stimolo. La fame fisica nasce nello stomaco e si manifesta in modo graduale. È il segnale fisiologico che le scorte di energia si stanno esaurendo al termine del processo digestivo. Questo tipo di fame è accomodante, accetta diverse opzioni alimentari (anche cibi semplici e naturali come una mela o delle verdure), svanisce una volta raggiunta la sazietà e lascia una piacevole sensazione di appagamento.

Al contrario, la fame emotiva ha origine nella mente. Insorge all’improvviso, genera un senso di urgenza e richiede alimenti specifici, indirizzandosi quasi sempre verso cibi ricchi di zuccheri o carboidrati raffinati. Non si placa con il riempimento dello stomaco e, una volta terminato il pasto, tende a lasciare un fastidioso senso di vuoto o di colpa, poiché la radice del bisogno non era affatto di natura nutrizionale.

Dinamiche e scenari della fame emotiva

I comportamenti legati alla fame emotiva si innescano in risposta a specifici stati d’animo o ad abitudini radicate nel tempo. Riconoscerli è essenziale per poterli disinnescare.

  • Stanchezza e stress: Spesso la mente associa il cibo a una fonte rapida di energia. Tuttavia, far partire la digestione consuma in realtà ulteriori energie del corpo, generando stanchezza aggiuntiva o fastidiosi picchi glicemici. Per la stanchezza fisica risulta molto più funzionale il riposo o una pratica di yoga dolce, mentre per lo stress mentale sono indicati una passeggiata, tecniche di pranayama o il dialogo con una persona cara.
  • Il sistema del premio: Utilizzare il cibo spazzatura o l’alcol per premiarsi dopo una giornata difficile è un’abitudine che spesso ereditiamo dall’infanzia. Da adulti, possiamo scegliere di sostituire questo schema con gratificazioni non legate all’alimentazione, come concedersi un massaggio o ritagliarsi del tempo esclusivo per sé stessi.
  • Noia e automatismi: Mangiare davanti a uno schermo innesca un potente meccanismo di stimolo-risposta, simile al riflesso condizionato studiato dalla psicologia comportamentale (come nel celebre esperimento di Pavlov). La mano si muove in automatico dal pacchetto di snack alla bocca, portandoci a consumare cibo senza percepirne né il gusto né la reale quantità.
  • Emozioni negative e restrizioni: Tristezza, solitudine o ansia sociale creano un vuoto percettibile all’altezza del petto che il cibo tenta disperatamente di colmare. Inoltre, i cibi vissuti come “proibiti” (spesso a causa di diete ferree del passato) generano una forte attrazione. In contesti sociali come i buffet, questa privazione mentale porta ad abbuffate incontrollate, alimentate dal rilascio eccitante di dopamina legato alla trasgressione.

I tre principi del Mindful Eating

Per scalzare le dinamiche automatiche, è possibile applicare tre semplici regole di nutrizione consapevole, valide in qualsiasi contesto e senza necessità di contare le calorie.

  1. Onora la tua fame: Prima di mangiare, fermati, fai un respiro profondo e chiediti se il tuo corpo ha davvero bisogno di nutrimento. Se decidi di mangiare, dedica al pasto la giusta dignità. Siediti a tavola allontanando gli schermi, coinvolgi i cinque sensi per esplorare il piatto e coltiva un sentimento di gratitudine verso il cibo che stai per ricevere.
  2. Mastica bene: La digestione inizia sempre nella bocca, grazie all’azione chimica della saliva. Masticare ogni boccone con estrema lentezza previene fermentazioni e fastidiosi gonfiori addominali. Questo ritmo rallentato dà inoltre modo ai complessi segnali ormonali della sazietà di raggiungere il cervello. Stratagemmi utili possono essere l’appoggiare la forchetta tra un boccone e l’altro o l’utilizzo delle bacchette asiatiche per ridurre fisiologicamente le porzioni.
  3. Fermati prima della completa sazietà: Ispirato all’antica pratica giapponese nota come Hara Hachi Bu, questo principio invita a smettere di mangiare quando si è sazi all’80%, evitando di sovraccaricare lo stomaco. Questa abitudine previene il tipico calo di energia post-prandiale e si allinea meravigliosamente ai principi filosofici dello yoga come Santosha (il sapersi accontentare) e Aparigraha (la non avidità e il prendere solo il necessario).

L’approccio olistico e l’ascolto profondo

Un vero percorso di guarigione delle proprie abitudini alimentari richiede tempo, solitamente strutturato in cicli graduali per non stressare il sistema nervoso. Abbraccia in egual misura il piano fisico, emotivo e mentale.

Lo strumento d’elezione per iniziare questo viaggio è il “diario delle emozioni alimentari“. A differenza dei classici diari dietetici, l’obiettivo non è annotare le grammature, ma scrivere minuziosamente cosa si prova prima e dopo aver mangiato. Questa semplice pratica di auto-osservazione fa emergere rapidamente i pattern emotivi nascosti. Tuttavia, è di vitale importanza riconoscere i limiti: qualora l’ascolto mettesse in luce traumi radicati, disturbi alimentari conclamati o dinamiche autodistruttive ripetute, il benessere olistico si raggiunge solo attraverso il supporto integrato di uno psicoterapeuta specializzato, in grado di guidare la persona nell’elaborazione profonda.

Imparare ad ascoltarsi con gentilezza

Il modo in cui ci rapportiamo al cibo riflette intimamente il nostro stato interiore e il nostro vissuto. Imparare a nutrirsi in modo consapevole significa, prima di tutto, reimparare ad ascoltare con gentilezza i messaggi del nostro corpo e della nostra mente. Spostando coraggiosamente l’attenzione dalle calorie al riconoscimento autentico dei bisogni emotivi, possiamo disinnescare i vecchi automatismi. Così facendo, si instaura un nuovo e luminoso circolo virtuoso, in cui il cibo torna a essere una fonte primaria di energia vitale e non più un anestetico per le emozioni scomode.

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